Oggi | 13 giugno 2018 16:17

Busi (Consorzio Chianti): «Troppi ritardi sulla Ocm»


«E' a rischio l'intera promozione all'estero, stiamo accumulando troppi e gravi ritardi. I nostri concorrenti ringraziano». Giovanni Busi (nella foto), presidente del Consorzio Vino Chianti, lancia un allarme e un accorato appello al nuovo ministro dell'Agricoltura Gianmarco Centinaio.

La situazione che le imprese hanno di fronte è infatti ancora indefinita a causa degli slittamenti nei tempi che si stanno registrando a livello ministeriale nel preisporre gli atti amministrativi per chiarire le opportunità disponibili per aziende e Consorzi, alla luce del chiarimento emesso dalla Commissione europea, e per l'avvio alla presentazione dei progetti per la campagna 2018/2019 sui fondi Ocm (Organizzazione comune mercato vitivinicolo) relativi alla promozione.

«Ad oggi è stato semplicemente riproposto il decreto di attuazione dell'anno 2017, ma non sono partite le procedure necessarie per presentare i progetti e stiamo registrando gravi ritardi rispetto alla consueta tempistica - dice Busi - non abbiamo più tempo, rischiamo di compromettere seriamente l'attività promozionale autunnale che come sempre è diretta verso i paesi asiatici, come Cina e Giappone».

Mercati fondamentali e in grande crescita, come dimostrano gli ultimi eventi internazionali. A Canton, ad esempio, nel corso di Interwine, una delle più grandi fiere del settore che si è tenuta dal 18 al 20 maggio, il Consorzio ha ricevuto un importante premio: il Chianti è stato infatti riconosciuto come la denominazione più famosa in Cina secondo l'autorevole portale WineIta, numero uno al mondo nella promozione dei vini italiani nel paese asiatico.

«Se non si farà nulla, non ci saranno più i tempi tecnici per far partire le attività promozionali, lasciando campo libero ai nostri concorrenti. Chiediamo anche al Ministero di darci un'interpretazione sull'attività promozionale a lungo termine, oltre i 5 anni, nello stesso Paese in base alle nuove indicazioni europee, sulle quali c'è ancora molta confusione - continua Busi -. Tutto il lavoro fatto finora, gli investimenti, i rapporti commerciali costruiti con il tempo sarebbero seriamente compromessi. E' a rischio l'intero sistema del made in Italy all'estero».