Oggi | 9 maggio 2018 17:28

OroArezzo "tiene" e spera nella ripresa del mercato

Chiude con il segno positivo, secondo gli organizzatori di Italian exhibition group (Ieg), la 39esima edizione della fiera OroArezzo , ospitata nei padiglioni di Arezzo Fiere (con più di 600 aziende espositrici, in gran parte italiane).

Gli ingressi nei quattro giorni della manifestazione sono stati 15mila (ma gli organizzatori non hanno reso noto il numero effettivo degli operatori, assai inferiore), in linea con l'edizione del 2017. Ieg segnala «un significativo incremento degli operatori esteri, pari al 5%, che ora rappresentano il 48% del totale ingressi». Tra questi ci sono i 450 buyer internazionali provenienti da 60 Paesi ospitati con il finanziamento del ministero dello Sviluppo economico e dell'Ice.

I giudizi sull'andamento della fiera, però, non sono condivisi da tutti gli espositori. Graziella Group, uno dei principali produttori orafi di Arezzo, è critica: «La fiera aretina - dice Eleonora Gori dell'omonima famiglia proprietaria del gruppo - si è collocata in un momento dell'anno ottimale ed è rafforzata dalle collaborazioni con Vicenza e Rimini, ma purtroppo ha registrato presenze internazionali inferiori rispetto agli anni passati e un minor giro d'affari».

Di contro, Ieg parla di «ottimo momento del settore», «sentiment molto positivo degli operatori», «conferma degli ottimi numeri di visitatori ed espositori della precedente edizione» (che però aveva visto un calo vistoso sul 2016 chiuso con 20mila ingressi), «aumento degli incontri di affari con esito positivo», «clima favorevole e di ripresa dopo un periodo particolarmente difficile per il settore».

Nel 2017 l'industria orafa italiana ha visto crescere produzione (+15,6%), fatturato (+8,9% secondo dati Istat) e export, che ha segnato +12% in valore superando i 7 miliardi di euro. L'anno scorso la domanda mondiale di gioielleria in oro è cresciuta del 4% in quantità. In questo quadro il distretto orafo aretino nel 2017 ha aumentato le esportazioni del 5,5% a 1,9 miliardi di euro, ma senza che questo abbia fatto segnare un incremento dei margini (anche perché sono aumentate le vendite negli Usa, dove si fattura metallo più lavorazione, e sono scese quelle negli Emirati Arabi, dove si fattura solo la lavorazione), e ha perso lo scettro di prima provincia italiana esportatrice di oreficeria a favore di Valenza (Alessandria).