Oggi | 11 aprile 2018 12:31

«Collegare il caso Rimateria al dossier ex Lucchini»


La vicenda della discarica piombinese Rimateria, messa sotto sequestro preventivo su richiesta del Tribunale di Livorno (per "mancato rispetto delle norme tecniche"), continua ad essere irrisolta. E la Cgil scende in campo per sostenere i dipendenti e in difesa dell'ambiente.

«Senza interventi di risanamento, la discarica continua ad emettere gas per la decomposizione del materiale, producendo probabilmente percolato che provoca ulteriore pericolo di inquinamento se non trattato e controllato - sottolinea una nota di Cgil Livorno, coordinamento Cgil Piombino e della federazione provinciale Cgil Livorno -.
Il fermo degli impianti ha arrestato il processo di risanamento in atto, aumentando il disagio dei cittadini e del territorio, aggravando una situazione che, secondo quanto dichiarato dall'azienda, poteva essere sanata nei tempi previsti dal crono programma. Le risorse necessarie per risanare venivano dai ricavi dei conferimenti, fermati quelli a causa del sequestro, il problema di chi paga è l'ostacolo principale all'indispensabile processo di bonifica insieme al pericolo che, le aziende che utilizzano la discarica, siano costrette a rivolgersi altrove aumentando il traffico di mezzi pesanti con i conseguenti rischi e costi ambientali».

Il sindacato propone di individuare una soluzione che affronti l'emergenza e metta in sicurezza il territorio. «Perchè non collegare questa vicenda alla trattativa della vendita della ex Lucchini e all'annosa vicenda delle bonifiche, a partire dalla "famosa" discarica LI53? Perché non coinvolgere i Ministeri competenti?», chiede la Cgil. «Bonifiche e risanamento del territorio siderurgico non si possono fermare al confine delle acciaierie - aggiunge il sindacato -. Salvaguardare la salute dei cittadini e dei lavoratori è una priorità di cui devono farsi carico tutti i soggetti responsabili. Conservare il lavoro, controllare e favorire processi virtuosi sono esigenze non rinviabili».