PROMO PA | 13 gennaio 2018 12:16

Nuovo codice degli appalti, vecchi problemi

A distanza di otto mesi dall'entrata in vigore del correttivo del nuovo codice dei contratti rimane irrisolta la complessità di molte procedure e sempre aperto il rinvio a norme attuative che - come rilevato a suo tempo dal Consiglio di Stato e più recentemente dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato - contribuisce a quella situazione di incertezza e instabilità regolatoria, che è particolarmente dannosa per le imprese che vogliano negoziare con la pubblica amministrazione.

Sicuramente ipertrofia normativa e instabilità regolatoria costituiscono altrettante barriere per la partecipazione agli appalti della pubblica amministrazione. E' noto infatti che la complessità del nuovo codice ha avuto l'effetto di rallentare l'uso delle risorse pubbliche messe a disposizione con la finanziaria 2017.

Recentemente su questo tema è intervenuto il neopresidente dell'Ance, Gabriele Buia, che ha annunciato la redazione di un libro bianco, per evidenziare al nuovo governo i punti critici della attuale legislazione degli appalti, che dovranno essere auspicabilmente affrontati con nuovi interventi legislativi.

In Toscana un sostegno alle stazioni appaltanti lo offre l'Osservatorio regionale sui contratti pubblici, che svolge da anni un buon lavoro con attività di formazione, affiancamento, supporto e consulenza volto a sostenere gli operatori del settore nell'applicazione corretta della normativa.

Dagli studi realizzati dallo stesso Osservatorio regionale e da Irpet peraltro risulta che alle imprese toscane va una quota piuttosto bassa del numero di gare aggiudicate in Toscana. Se ci limitiamo ai lavori sopra 150.000 euro, la quota di appropriazione delle imprese toscane oscillava fino al 2015 fra il 45 e il 50% in numero e fra il 65 e il 70% in valore (importo delle aggiudicazioni), e quanto le imprese toscane perdono per le mancate aggiudicazioni «in casa» non è compensato, a differenza di altre regioni (Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Veneto, Abruzzo), da quanto riescono ad accaparrarsi «fuori casa».

Altre regioni come la Sardegna hanno perciò attivato ulteriori servizi organici e specifici per sostenere le imprese attraverso analoghe attività di formazione e supporto, con risultati confortanti se è vero che quelle imprese negli ultimi anni sono riuscite ad aggiudicarsi un numero crescente di appalti della propria regione. Secondo le indagini condotte nell'ambito dello sportello appalti imprese di Sardegna Ricerche grazie all'investimento fatto sulle competenze, sulla formazione e sull'accompagnamento degli operatori, le imprese sarde si sono infatti aggiudicate nel 2013 il 34,5% della spesa totale aggiudicata in Sardegna, nel 2014 il 43,7% e nel 2015 il 55,5% .

Con queste iniziative si rafforzano le competenze degli operatori economici, peraltro già oggetto di importanti iniziative delle associazioni di categoria e si rimedia a uno dei vulnus della riforma, che è stato quello di entrare in vigore senza un periodo transitorio, che sarebbe stato prezioso per consentire a tutti, pubblica amministrazione e imprese di adeguarsi in modo progressivo alle nuove regole.

Gaetano Scognamiglio