PROMO PA | 4 novembre 2017 00:16

Diventa stabile il titolo di Città italiana della cultura

Il decreto legge 83/2014, che aveva istituito il titolo, e la corrispondente dotazione finanziaria di un milione di euro a favore della vincitrice, esauriva i suoi effetti nel 2020, che fino ad oggi era considerato l'ultimo anno al quale le città potevano concorrere, come hanno in effetti concorso in gran numero. Per quell'anno hanno presentato infatti i relativi dossier di candidatura ben 46 città, di cui 31 ammesse: Agrigento, Bellano, Benevento, Bitonto, Casale Monferrato, Ceglie Messapica, Cuneo, Fasano, Foligno, Gallipoli, Lanciano, Macerata, Merano, Messina, Montepulciano, Noto, Nuoro, Oristano, Parma, Piacenza, Pietrasanta, Pieve di Cadore, Prato, Ragusa, Ravello, Reggio Emilia, Scandiano, Telese Terme, Teramo, Treviso e Vibo Valentia.

Il successo della Capitale italiana della cultura è stato notevole perchè le comunità coinvolte hanno "riscoperto" il proprio patrimonio culturale, organizzando sullo stesso un programma di valorizzazione e di investimento a supporto dei relativi dossier. Il valore aggiunto è stato duplice: da un lato il coinvolgimento della cittadinanza alla programmazione di eventi e alla selezione degli investimenti, dall'altro la consapevolezza del valore della cultura per la crescita dei territori, che ha trasformato i dossier in veri e propri piani strategici, dove la valorizzazione del patrimonio culturale diventa uno strumento di sostegno alle politiche di sviluppo dei relativi territori.

La stessa eterogeneità dei partecipanti che hanno risposto all'appello dimostra il successo della misura: si va dal piccolo comune di Aliano, dove fu confinato Carlo Levi alla città di Palermo, da città industriali come Settimo Torinese, che ha visto nel titolo un'occasione di rigenerazione urbana a città d'arte come Mantova. Certo uno solo era il titolo attribuito ogni anno ma il valore della partecipazione e i dossier che si trasformavano in piani strategici della cultura sono rimasti importanti anche per le città che non sono risultate vincitrici. Per queste ultime, in occasione della stabilizzazione del titolo anche per gli anni 2021 e successivi, previsto ora dal comma 11 dell'articolo 39 del ddl sul bilancio 2018 all'esame del Senato, è prevista la presentazione di un emendamento, di cui è stata data anticipazione a ottobre nel corso di Lubec, volto a finanziare progetti di rete (come ad esempio i cammini) senza aumento di spesa per la finanza pubblica.

Gaetano Scognamiglio