Oggi | 11 ottobre 2017 08:52

Etruria, chiesti oltre 400 milioni agli ex del cda

Gli ex amministratori di Banca Etruria sono stati chiamati in giudizio per risarcire i danni causati dalla loro cattiva gestione. Il liquidatore Giuseppe Santoni, come riportano alcuni quotidiani nazionali, li ha citati davanti al Tribunale civile di Roma per una cifra che supera i 400 milioni di euro. In tutto si tratta di 37 persone: i sindaci e i componenti dei tre consigli di amministrazione che si sono avvicendati dal 2010. Tra loro gli ex presidenti Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi, e gli ex vicepresidenti Alfredo Berni, Pier Luigi Boschi, Giorgio Natalino Guerrini, Giovanni Inghirami.

Tra gli obiettivi della causa civile c'è la possibilità di poter utilizzare il denaro proveniente dagli eventuali indennizzi per gli obbligazionisti subordinati: l'azione di responsabilità mira dunque a ottenere i fondi necessari a ristorare i creditori che hanno subito perdite quando - era il novembre 2015 - il governo decise di mettere in liquidazione le quattro bianche: oltre a Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche.

Risale al marzo del 2016 la lettera spedita da Santoni agli ex manager ritenuti responsabili del grave dissesto. Con la missiva il commissario liquidatore concedeva 30 giorni di tempo per versare 300 milioni di euro di indennizzo "in solido". La base di partenza era dunque una richiesta di 8,1 milioni ciascuno, da liquidare anche con beni immobili, autovetture, titoli azionari.

Secondo Santoni a provocare il "buco" nei bilanci di Etruria sono stati i comportamenti dolosi degli amministratori, ma anche quelli colposi: in particolare, i componenti dei consigli di amministrazione e i sindaci avrebbero erogato mutui e finanziamenti senza richiedere le necessarie garanzie, e in alcuni casi «anche in conflitto di interesse». Il liquidatore contesta inoltre ai vertici dell'istituto aretino di non aver dato seguito all'input di palazzo Koch che raccomandava la fusione - mai avvenuta - con un partner affidabile.