Oggi | 14 luglio 2017 14:38

«Sì all'accoglienza diffusa, no al centro di rimpatrio»

«I rimpatri, che li facciano: i Cie, anche se chiamati con un nome nuovo, non mi piacevano prima e continuano a non piacermi anche ora che c'è Minniti». Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi rimane contrario alle prescrizioni contenute nel piano del ministero dell'Interno, che prevedono in ogni regione, Toscana compresa, l'apertura di un centro di rimpatrio per i migranti che non ottengono asilo.

Giù dal palco della presentazione, oggi, del 'Libro bianco regionale dell'accoglienza' che ripercorre la storia e traccia gli orizzonti futuri del modello toscano di accoglienza diffusa, permane la frizione tra la Regione che non vuole il centro, e chi invece lo vuole: oltre al Viminale, si è detto a favore il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui migranti, Federico Gelli, che ieri ha incontrato i prefetti toscani, e oggi anche il presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni, presente all'evento sul Libro bianco.

La tesi dei favorevoli è che una piccola struttura da 100 persone, un piccolo hub per smistare nei paesi di provenienza i migranti da rimpatriare, aiuterebbe la gestione del fenomeno che attualmente è messa in crisi dalla chiusura delle frontiere in Europa a fronte dell'aumento degli sbarchi. «Biffoni che è d'accordo magari potrebbe trovare a Prato un angolino per costruire un Cie», ha replicato Rossi, mentre l'assessore Vittorio Bugli dice che col decreto Minniti «c'è stato un passaggio positivo nel riconoscere perlomeno la necessità di fare strutture più umane: però nel decreto non si cambia la sostanza dello strumento, che rimane quello di una volta».

I migranti ospiti dei Cas e degli Sprar in Toscana all'11 luglio sono 13.827, che rappresentano una quota intorno al 7% del totale nazionale, in linea con gli obiettivi del Ministero. Fra loro sono solo poco meno di mille i migranti accolti nei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), a fronte degli oltre 12mila ospitati nei Centri di accoglienza temporanea. Una sproporzione che la Regione punta a invertire privilegiando in prospettiva il modello degli Sprar, gestiti direttamente dai Comuni anziché dalle Prefetture col sistema degli appalti.

Ma è il modello toscano dell'accoglienza diffusa che, senza una riapertura delle frontiere, una politica di accordi bilaterali con i paesi di provenienza, e una gestione dei migranti che passi anche dall'uso dei centri di rimpatrio, rischia oggi secondo Anci di collassare: «Flussi di arrivi continui e costanti, con numeri massicci - avverte Biffoni - rischiano di mandare in tilt un sistema che invece funziona e che ha dato grazie all'impegno di tanti delle buone risposte».