Oggi | 18 maggio 2017 16:16

Caos edilizio, strada in salita per modificare la legge

Sembra sempre più complicato mettersi al riparodagli effetti della sentenza della Cassazione (sez. III penale, 14/2/2017, n. 6873), che - nel giudizio sulla trasformazione di Palazzo Tornabuoni a Firenze in residenza di lusso - ha qualificato sempre il cambio di destinazione d'uso di un immobile come ristrutturazione edilizia pesante, soggetta dunque a permesso di costruire, e ha vietato dunque i cambi di destinazione fatti con Scia nell'ambito del restauro e risanamento conservativo.

Sono stati infatti respinti, perché giudicati inammissibili, i due emendamenti alla manovrina di aggiustamento dei conti (Dl 50/20017) presentati da Anci e Ance nazionali, e sollecitati dal Comune di Firenze , che avrebbero dovuto chiarire, a livello legislativo, che il cambio di destinazione d'uso si può fare anche col restauro e risanamento conservativo.

Il Comune di Firenze, per effetto della classificazione edilizia contenuta nel proprio Regolamento urbanistico (solo restauro e risanamento conservativo in centro storico e nella cerchia dei viali), risulta fortemente penalizzato dalla pronuncia della Suprema Corte, che gli è stata trasmessa il 22 marzo dalla Procura di Firenze e che l'Amministrazione ha deciso di applicare automaticamente, bloccando tutti i cambi di destinazione d'uso fatti con Scia.

L'associazione dei Comuni italiani e quella dei costruttori, con due proposte distinte, aveano tentato di modificare l'articolo 3, comma 1, lettera c del Testo unico dell'Edilizia (Dpr 380/2001). L'obiettivo era appunto quello di sancire, contrariamente a quanto affermato dalla Cassazione, la possibilità di procedere a cambi di destinazione d'uso anche nell'ambito di lavori di restauro e risanamento conservativo fatti con Scia.

Un piccolo restyling del Testo unico con l'obiettivo – come si legge nelle motivazioni di Anci alla proposta di emendamento - di «chiarire definitivamente ogni dubbio interpretativo e superare ogni eventuale equivoco». Insomma, una volta messo nero su bianco che per gli interventi di restauro e risanamento conservativo è consentito anche il mutamento di destinazione d'uso, la sentenza della Cassazione avrebbe fatto meno paura.

Questa possibilità però è ormai sfumata. Ora potrebbe essere il Governo a inserire la questione-Scia nella manovrina; altrimenti, si dovrà individuare un nuovo provvedimento legislativo in cui affrontare la questione.

Ma bisogna fare in fretta, se si vuole bloccare il caos alimentato dalla sentenza. A Firenze gli uffici tecnici comunali hanno già imposto il divieto di prosecuzione di interventi edilizi che comportano cambio di destinazione d'uso per immobili con interventi di restauro e risanamento conservativo.

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