Oggi | 17 maggio 2017 16:07

Per la Tirrenica l'Italia finisce davanti alla Corte Ue

L'annosa vicenda dell'Autostrada Tirrenica finisce sul tavolo della Corte di Giustizia Ue: possono festeggiare coloro che in questi anni si sono opposti all'intervento della Società Autostrada Tirrenica.

La Commissione europea ha deciso di portare l'Italia sul banco degli imputati della Corte di Giustizia per aver rinnovato, per 18 anni, la concessione a Sat per la gestione l'A12 Civitavecchia-Livorno, senza passare per una gara d'appalto.

L'Italia, secondo l'esecutivo comunitario, avrebbe infranto le leggi europee in materia di appalti pubblici che vietano le assegnazioni o le proroghe senza gara. La decisione di oggi segue un parere motivato arrivato nell'ottobre 2014 secondo cui le misure proposte dalle autorità italiane per risolvere la questione «non sanerebbero la violazione del diritto dell'Unione».

La decisione ha scatenato i commenti politici. «E adesso non si dia la colpa a Bruxelles per far ritardare ancora i lavori per la realizzazione e la messa in sicurezza di una infrastruttura autostradale assolutamente necessaria per la costa», dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

«Credo – aggiunge - che nelle prossime settimane avrò un incontro con il ministro Delrio a cui chiederò che non ci sia nessun nuovo ritardo e che si proponga una soluzione, che garantisca, con il minor impatto ambientale e sociale possibile, quattro corsie per mettere in sicurezza una strada che ha indici di mortalità tra i più alti d'Italia».

Esultano i contrari all'opera. E' soddisfatto il segretario provinciale di Sinistra Italiana a Grosseto Marco Sabatini: «Da anni abbiamo iniziato una battaglia senza quartiere contro un'opera scellerata», ricorda, «entrando con forza nelle tante contraddizioni progettuali e procedurali della Tirrenica, con il solo interesse di tutelare la Maremma ed i suoi cittadini».

«Leggo – replica Leonardo Marras, capogruppo Pd Regione Toscana - commenti entusiasti, io non esulto: la trovo una notizia pessima per il territorio, non tanto perché Sat non sia più l'interlocutore, quanto perché resta tutto il problema di realizzare un'infrastruttura sicura e moderna. Chi parla di messa in sicurezza, infatti, si dimentica di dire che servono almeno un miliardo e duecento milioni di euro per attuarla».