Oggi | 16 maggio 2017 16:56

«ChiantiBanca in Ccb? Vedremo al momento giusto»

Inizia oggi, con la prima seduta del nuovo consiglio d'amministrazione che ha distribuito le deleghe, il mandato di Cristiano Iacopozzi alla presidenza di ChiantiBanca, con Roberto Mugnaini (vicario) e Alberto Marini come vice. Il neopresidente guiderà l'istituto chiantigiano sulla strada tracciata da Bankitalia, e per il momento esclude cambi di rotta sull'approdo futuro della banca.

Sulla scelta di andare con la holding trentina Cassa centrale banca, fonte di disaccordi tra le due liste rivali per il rinnovo del cda, e tuttora indicata come irreversibile dall'ex presidente Lorenzo Bini Smaghi, una valutazione più puntuale «sarà fatta al momento opportuno, quando valuteremo tutte le opzioni sul campo», afferma Iacopozzi, spiegando come l'istituto si muoverà, nei prossimi mesi, sulla scelta che domenica è stata votata dall'assemblea dei soci su proposta del vecchio consiglio.

«Faremo ogni sforzo - spiega ancora - per stare vicini al territorio. E' nostro compito farlo, ma saremo rispettosi delle regole. Ascolteremo le istanze di tutti i nostri stakeholder. Sul tema centrale di un'azienda di credito, le intermediazioni creditizie, saremo tanto rigorosi almeno quanto chiesto dagli organi di vigilanza. Provvederemo a soddisfare tutte le richieste avanzate».

Iacopozzi respinge l'idea che la lista 'Fedeltà alla storia e alla cooperazione', di cui faceva parte, sia espressione della vecchia dirigenza pre-2016 di ChiantiBanca («Del passato rappresentiamo 100 anni di storia mutualistica delle banche cooperative della quale siamo orgogliosi», rivendica), e esprime stima nei confronti di Giampietro Castaldi, inizialmente indicato come possibile presidente prima che facesse un passo indietro , «la cui presenza è assolutamente preziosa, fonte di consigli e supporto».

Per la banca di credito cooperativo più grande della Toscana, 52 sportelli, 3,8 miliardi di attivo e 450 dipendenti, inizia ora una fase di transizione importante e delicata: la nuova governance, come indicato dalla Banca d'Italia, dovrà infatti completare il risanamento dei conti e la riorganizzazione interna (il 2016 si è chiuso con 90,4 milioni di perdita dopo rettifiche su crediti per 120 milioni).