PROMO PA | 18 maggio 2017 06:26

Le Province e il nodo della ''riforma interrotta''

La questione Province continua a rimanere un argomento aperto, un nodo non risolto, un "vorrei ma non posso" del Governo, che a cinque mesi dal referendum del 4 Dicembre 2016, pare non aver ancora ben chiaro il da farsi. Facciamo il punto: tutto nasce da due decreti legge del governo Monti, che paventarono prima l'abolizione poi il riordino delle Province, con una prima raffica di ricorsi alla Corte costituzionale, che li accoglieva, riaffermando il principio che la riforma ordinamentale non si fa con i decreti legge. Nasce così la L.56/14 (legge Delrio) che ha disciplinato i nuovi enti di area vasta "nelle more della riforma del Titolo V della Costituzione" producendo una seconda raffica di ricorsi, questa volta rigettati dalla Corte.

La riforma costituzionale annunciata nella legge però com'è noto non ha passato il vaglio del referendum e quindi le Province seppur confermate nel rango costituzionale devono affrontare i problemi di una riforma interrotta.

In questa fase il vero momento di debolezza è pertanto sul fronte economico-finanziario, dato che la Legge di stabilità 2015, ha sottratto alle Province 6 miliardi di euro. Al momento - nonostante che la Corte costituzionale abbia dichiarato che la previsione del versamento al bilancio statale di risorse frutto della riduzione della spesa «andasse inquadrata nel percorso della complessiva riforma in itinere» - tutto tace.

Intanto, i presidenti lamentano una forte difficoltà nell'erogazione dei servizi (viabilità extraurbana, l'edilizia scolastica superiore etc.) senza l'adeguata copertura finanziaria, penalizzati da tagli che la Corte dei Conti ha definito «manifestamente irragionevoli» ed hanno lanciato una giornata nazionale di mobilitazione delle Province il 18 maggio. Si va verso una revisione della Delrio?

Ioletta Pannocchia